Lo Zampino
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Vita da Nutrizionista: la storia di Marzia Tesi

Accettare se stessi e il proprio corpo sembra essere una sfida quasi impossibile, soprattutto oggi che il salutismo e i suoi standard variano con la stessa velocità con cui scrolliamo il nostro feed di Instagram. Ognuno di noi, almeno una volta, è stato vittima del fascino di quella routine di allenamento da 10 minuti al giorno che prometteva addominali da urlo in sole poche settimane, o di quella ricetta miracolosa e super efficace, anche a pochi giorni dalla fatidica prova costume. Forse bere matcha tutti giorni ci farà davvero sentire così bene da farci dimenticare che “sa di prato”? Forse decidere se vogliamo essere team pilates reformer o team hyrox potrebbe rendere le nostre personalità più interessanti? Questa tematica meriterebbe un discorso approfondito, ma oggi vogliamo invitarvi a riflettere grazie al punto di vista di un’esperta. Abbiamo incontrato chi di nutrizione consapevole ne ha fatto il proprio mestiere e ci abbiamo fatto quattro chiacchiere.

Rompiamo il ghiaccio: come ti presenteresti in 30 secondi?

Ciao mi chiamo Marzia, ho 28 anni, vivo a Roma e sono una biologa nutrizionista.

Sono laureata in Scienze Biologiche e in Ricerca Molecolare in ambito di Nutrizione e Qualità degli Alimenti. Dopo la laurea magistrale ho superato l’Esame di Stato e mi sono iscritta all’Ordine dei Biologi.

Per un anno ho svolto un tirocinio extracurriculare presso uno studio di un biologo nutrizionista che ha contribuito in modo significativo alla mia formazione professionale.

Attualmente esercito la professione nel mio studio e porto avanti un percorso di formazione continua, perché l’aggiornamento costante è essenziale per offrire ai miei pazienti un supporto sempre competente e personalizzato.

Quando e come hai capito che la nutrizione sarebbe stata la tua strada?

Probabilmente l’ho capito all'età di 12-13 anni, mentre frequentavo le scuole medie quando, di mia spontanea volontà, ho deciso di intraprendere un percorso alimentare con un biologo nutrizionista poiché ero in sovrappeso e non avevo un rapporto equilibrato con il cibo.

Da quell’esperienza è nata una forte curiosità verso la nutrizione che, nel tempo, si è trasformata prima in passione e successivamente in professione.

Quanto ha inciso sul tuo percorso la passione per l’esercizio fisico?

L’attività fisica ha avuto un ruolo centrale nel mio percorso personale. Ho sempre avuto uno stile di vita attivo praticando diversi sport. Il più importante: la pallavolo, passione coltivata per ben 12 anni. Oggi non la pratico più, ma continuo ad allenarmi in palestra.

Ritengo che l’alimentazione e il movimento siano due pilastri complementari e inscindibili del benessere.

Molti riducono il ruolo del nutrizionista al “fare diete”; qual è la parte del tuo lavoro più sorprendente per i tuoi pazienti?

“Fare le diete” è probabilmente l'ultima cosa del nostro mestiere. Alla base c'è l'ascolto, l'empatia, la comprensione delle difficoltà e degli obiettivi della persona, al fine di creare un percorso equilibrato, sostenibile e personalizzato. Molti pazienti restano sorpresi nello scoprire che non si tratta di “mangiare meno”, ma di imparare a mangiare meglio, senza sofferenza o rigidità.

Qual è la domanda che ricevi più spesso e quella che invece vorresti ti venisse fatta durante una visita?

“Come faccio a perdere peso?” è di certo la più frequente. Il punto critico è che spesso ci si concentra esclusivamente sul numero che vediamo sulla bilancia, che da solo non rappresenta la composizione corporea né lo stato di salute complessivo.

La domanda che vorrei mi rivolgessero di più è “come faccio ad coltivare abitudini sane che mi consentano di stare bene a lungo termine?” perché rappresenta un approccio più consapevole e orientato al benessere duraturo.

Qual è un falso mito sulla nutrizione e/o sul fitness che senti ripetere e che vorresti smontare definitivamente?

Ci sono tantissimi falsi miti nel mondo della nutrizione e del fitness, ma sicuramente quello più diffuso è che per dimagrire debbano essere eliminati gli alimenti ricchi di carboidrati. Sinceramente, non comprendendo perché ci sia il bisogno di demonizzare alcuni alimenti, quando in realtà non esistono alimenti “giusti” o “sbagliati” o che facciano ingrassare o dimagrire da soli: ciò che conta è l’equilibrio complessivo della dieta e dello stile di vita.

Viviamo in un momento storico in cui anche i consigli alimentari e gli allenamenti diventano facilmente virali; come possiamo distinguere un contenuto social affidabile da uno potenzialmente dannoso?

Purtroppo per chi non è del settore non sempre è facile distinguere di quali contenuti social fidarsi o meno. Il mio consiglio, in primis, è quello di diffidare da chi promette risultati rapidi e trasformazioni garantite. Inoltre, secondo il mio parere, un contenuto affidabile dovrebbe basarsi su evidenze scientifiche, quindi l’invito è di svolgere ricerche in totale autonomia su motori di ricerca scientifici, per confrontare ciò che abbiamo visto o letto sui social.

Oggi sembra più facile vendere un fisico piuttosto che un percorso di salute; pensi che i social stiano cambiando il modo di approcciarsi all’alimentazione e all’allenamento?

Sì, sicuramente i social media sono strumenti straordinari per comunicare rapidamente e diffondere informazioni a tutti. Dall’altro lato, però, è possibile notare come spesso i canoni estetici mostrati siano poco realistici e le condizioni fisiche presentate risultino poco sostenibili in una prospettiva a lungo termine. Per questo motivo ritengo fondamentale riportare l’attenzione sulla salute e sul benessere, sottolineando che ogni persona ha tempi e, soprattutto, caratteristiche diverse!

Ti è capitato di osservare conseguenze dirette sui tuoi pazienti, soprattutto giovani? Che tipo di approccio hai avuto con loro?

Più volte ho osservato conseguenze negative, soprattutto tra i più giovani, motivo per cui collaboro anche con psicologi e psicoterapeuti. Il confronto costante con modelli irrealistici può infatti generare insicurezza e disagio. Il mio approccio rimane sempre centrato sull’ascolto e sulla promozione della salute, non sull’adeguamento a standard estetici imposti.

Cosa ne pensi delle nuove mode e dei trend social legati a pratiche come il pilates o competizioni come l’hyrox?

Mi auguro che alla base dell’inseguimento di determinate mode come pilates o hyrox ci sia comunque una scelta consapevole, basata su gusti ed esigenze personali e se fosse così ben venga! Il problema nasce quando lo si fa solo per inseguire un ideale estetico o risultati immediati, come può succedere con il pilates.

Se domani mattina tutti potessero adottare un’unica abitudine per migliorare veramente il proprio benessere, quale sceglieresti?

Questa è una domanda complicata perché non penso che esista una sola abitudine da adottare per migliorare il proprio benessere. Ritengo che la parola chiave sia equilibrio. Non bisogna sottoporsi a privazioni, rinunce o a regole rigide. È proprio l’equilibrio che rende uno stile di vita sostenibile. Se, però, dovessi scegliere una sola abitudine forse sceglierei di dare più importanza al sonno. È un aspetto che spesso sottovalutiamo, ma influisce profondamente sulla salute, sul metabolismo e sul nostro umore.

Quale consiglio daresti a chi vorrebbe iniziare a prendersi cura del proprio corpo, ma si sente sopraffatto dalle mode e dalle aspettative?

Anche se siamo continuamente esposti a tendenze social, informazioni e canoni estetici spesso irrealistici e contraddittori, il consiglio che darei sempre è quello di concentrarsi sul proprio percorso, senza confrontarsi con nessuno, ricordandosi che ognuno di noi ha caratteristiche, obiettivi e

tempi differenti. Il benessere non si misura esclusivamente attraverso un numero sulla bilancia, ma attraverso la percezione quotidiana del proprio stato fisico e mentale.


Marzia Tesi è biologa nutrizionista e docente. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Biologia per la Ricerca Molecolare, Cellulare e Fisiopatologica - indirizzo Nutrizione, Sicurezza e Qualità degli Alimenti - presso l’Università degli Studi Roma Tre. È abilitata all’esercizio della professione di Biologo, sezione A.

Ha maturato esperienza nell’ambito della nutrizione clinica, occupandosi di elaborazione di piani nutrizionali personalizzati, educazione alimentare, valutazione antropometrica e analisi dei parametri utili alla definizione del percorso nutrizionale. Svolge inoltre attività di docenza in corsi di formazione professionale accreditati dalla Regione Lazio, con approfondimenti in ambito biologico, nutrizionale e di sicurezza alimentare.

Nel corso della sua formazione ha approfondito il rapporto tra nutrizione e salute attraverso attività di ricerca in merito al microbiota intestinale e alle neuroscienze.