Lo Zampino
Lo Zampino

Un giorno come tanti

11 settembre 2026

Io me lo ricordo perfettamente, quel giorno. Anche se sono trascorsi 25 anni.
Stavo aspettando che iniziasse Sabrina vita da strega, o i Pokémon. Saranno state le 16:00 circa. Mia madre era sulla poltrona, chiacchierava con la mia tata, Rosaria (chissà che fine ha fatto?!”), e qualcun altro. C’era una gran caciara, come sempre a casa mia, quando c’era ancora mamma. Era un attrattore, tutti facevano curtigghio da noi, che fosse estate o inverno.
La mia TV in cameretta non funzionava bene, dovevo per forza stare in sala da pranzo.
O t magn sta mnestr, o t min da la fnestr! si dice dalle mie parti.
Non sono mai stata una persona molto paziente, ma quel giorno smaniavo, qualcosa di importante doveva succedere a Pikachu, evidentemente.
Ma la puntata non iniziava.
A un certo punto, edizione straordinaria del TG di Italia1.
Non senza un certo fastidio, chiedo a mia madre, tutta presa dai suoi discorsi: “Mà, ma perchè non inizia? C’è il telegiornale.”

Cari genitori Millennials,
Avete presente che oggi, quando i vostri figli strepitano, gli aprite Netflix, Prime Video o Disney+? Ve lo ricordate come siamo cresciuti noi?!
O t magn sta mnestr, o t min da la fnestr!
Al massimo, se proprio era una cosa importante, un filmone che passava su Italia 1, potevi registrare una VHS, con tutta la pubblicità, sperando che i 120 minuti di spazio bastassero. I più fortunati avevano Cartoon Network; io non ebbi tale privilegio.

Ma torniamo a noi.
“E che ne so Francè, qualche incidente sarà successo!”
Fumo, mezzi di soccorso e gente che correva.
Dopo 5’ capitolai dalla noia.
Vabbè, la faranno vedere domani.
Mi unii al gruppetto del curtigghio adulto, facendo merenda con pane e pomodoro, prima di tornare ai compiti.

La sera a cena il Telegiornale era sacro. Lì i miei genitori sentirono e appresero cosa era successo: un attentato terroristico alle Torri Gemelle, a New York.

Fu quella la prima volta che sentii parlare di attentati e terrorismi.

Fu difficile capire, e immagino che fu difficile anche per gli adulti spiegare.
Chè di fondamentalismo, attentati e terrorismo, ben poche cose si sapevano dalle nostre parti.
C’erano stati gli attentati ai magistrati Falcone e Borsellino, ma quella era roba di Mafia e io, nel ‘92, non ero ancora nata.

L’attentato alle Torri Gemelle fu una cosa abnorme per la me bambina. La Francesca settenne non riusciva a capire perchè e per come degli aerei si schiantassero contro due enormi torri.
Non capiva come fosse possibile che qualcuno decidesse appositamente di uccidersi e di uccidere.
Quando rividi le immagini, pensai ad un incidente. Non avevo mai visto un aereo così vicino a un grattacielo. Ma è pur vero che a San Giù i grattacieli non esistono e che i palazzi che vedevo in TV mi sembravano di gran lunga più alti di quelli visti qualche volta a Campobasso. Niente di simile avevo mai visto a Roma o a Napoli. Altissimi erano i templi di Paestum visti in gita l’anno precedente, ma comunque non ero convinta che fossero alti come le Torri Gemelle.
Non sarà stato quello, forse, il problema?
Le Torri troppo alte, sulla rotta degli aerei, potrebbero aver causato l’incidente?

Ma no, no. Forse dovevo fidarmi dei grandi, forse era davvero il terrorismo.

Una delle cose che mi turbò di più, quando avevo 7 anni, nei giorni successivi all’attentato delle Torri Gemelle, furono le immagini viste in TV e sui giornali delle persone che si lanciavano giù dalle finestre, in un disperato tentativo di scampare a quel massacro.

E quindi, dato che a scuola qualcosa si diceva, sebbene non ricordi altro che delle preghiere (?!), io decisi che con i miei compagni di classe avremmo fatto un disegno commemorativo.

Sempre molto democratica.

Ricordo i fogli uniti con lo scotch sul retro, per creare un cartellone, ricordo il disegno della torre, l’aereo che la trapassa e l’omino disegnato in verticale verso il basso.
Lo ricordo perfettamente.
E ogni anno, quando fanno passare in TV o sui social quell’immagine, un brivido mi percorre la schiena.
Mi sta succedendo anche ora.

Un’altra cosa che Francesca a 7 anni non riusciva a spiegarsi era come fosse possibile che una persona, uscita la mattina di casa per andare a lavoro, non tornasse più a casa la sera, perchè qualcuno aveva dirottato un aereo contro il suo ufficio.

E se succede a papà?
Na, il palazzo dove lavora è molto basso.



Erano morti anche molti vigili del fuoco. Com’era possibile?
Com’era possibile che non riuscissero a salvare tutti e che morissero anche loro?
Non erano tipo dei supereroi?

Con il passare degli anni le domande diventarono di più: com’era possibile che in una città come New York, così grande, addirittura la città più grande e popolosa del mondo (chi non ha risposto New York quando da bambino gli veniva chiesto quale fosse?), nessuno si sia accorto che due aerei si stavano per schiantare contro due delle torri più alte presenti nella metropoli?

E com’era possibile che nessuno sull’aereo abbia provato a dirottare i dirottatori?

L’attentato alle Torri Gemelle fu una cosa forte. Talmente forte che ne parlai all’esame di terza media, quando feci una tesina sulle mafie e il terrorismo. All’epoca avevo una fede indiscussa nella giustizia e nelle istituzioni.

Dopo 25 anni non ho smesso di farmi domande; non ho trovato molte risposte.
Anche quest’anno, l’11 settembre il mio ricordo va a quel giorno, alle vittime, ai soccorritori che non ce l’hanno fatta, a chi è sopravvissuto a metà.
L’11 settembre, come la pandemia da Covid-19, segna un prima e un dopo.

Dopo l’attentato alle Twin Towers purtroppo ce ne sono stati tanti altri.
Non dimentichiamoci degli altri. Di tutte le vittime e di tutti i sopravvissuti, per i quali la vita non sarà mai più la stessa.