Lo Zampino
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Pendant une année en Italie: l'esperienza di Anne-France

Come ti presenteresti in poche parole?

Mi chiamo Anne-France Laugel, ho 36 anni e sono francese. Vivo a Parigi da 12 anni e attualmente sono in anno sabbatico a Roma.

Ti va di raccontarci brevemente il tuo percorso di studi?

Ho un profilo letterario. Dopo tre anni di classe preparatoria letteraria a Parigi, ho conseguito due master: uno in scienze politiche a Sciences Po Lyon e uno in letteratura alla Sorbona. Amo continuare ad apprendere e continuo a formarmi in ogni genere di cose: yoga, teatro, psicologia…

In cosa consiste il tuo lavoro?

Sono Responsabile della comunicazione e delle Relazioni con il pubblico di un teatro a Parigi. È un mestiere che adoro, perché è molto vario, umano e creativo. Prima di tutto lavorare all'interno di un teatro significa partecipare a una conversazione collettiva attraverso le proposte degli artisti e i loro punti di vista su questioni che riguardano tutti noi. Certe opere possono farci evolvere rispetto ai nostri stessi pregiudizi. Poi, significa anche condividere bellezza, risate, emozioni, uno spazio di comunione "live" e fuori dal tempo, in un mondo in cui spesso ognuno si rifugia dietro al proprio schermo.

Qual è il tuo ruolo ?

Il mio ruolo è informare il pubblico sui nostri spettacoli: da un lato, ci sono gli spettatori che già ci conoscono, e che informiamo attraverso vari strumenti (brochure, social network, newsletter…), e dall'altro, gli spettatori che ancora non ci conoscono, ma che potrebbero amare ciò che facciamo (stampa, influencer, eventi legati agli spettacoli). Sono anche responsabile dell'attivazione di partnership con scuole e associazioni per le persone lontane dalla cultura. Per questo tipo di pubblico specifico, organizziamo un percorso fatto su misura per lo spettatore, in modo da prepararlo all’entrata in teatro e alle opere. Dalla stampa alla brochure, dai social network ai laboratori di scrittura o agli incontri con gli artisti, passando per la transizione ecologica e i partenariati con le associazioni e le scuole, le mansioni sono molto varie. Ogni spettacolo e ogni équipe artistica è unica, e tutto è da ripensare ogni volta: non ci si annoia mai! Ho anche la fortuna di poter lavorare con gli artisti e vedere molti spettacoli, che è la mia passione.

Come mai ti sei spostata in Italia?

Il mio compagno ha avuto l'opportunità di lavorare un anno a Roma e io ho avuto la possibilità di prendere un anno sabbatico per seguirlo. È una fortuna incredibile! Siamo arrivati a Roma a ottobre e mi sono completamente innamorata di questa città.

Quali sono le differenze che noti tra Italia e Francia ?

Innanzitutto c'è una vera differenza di clima: passando l'inverno al sole a Roma, ho capito perché soffrivo di depressione stagionale a Parigi! Per quella che è la mia esperienza, trovo che ci sia anche un calore e un'espressività maggiori nelle relazioni : da francese, è sorprendente e piacevole sentirsi chiamare facilmente "cara" o "amore" senza avere un intimità con la persona. C'è anche una maggiore importanza della famiglia : non è raro abitare nella stessa via dei genitori o persino vivere con loro dopo i 35 anni. Anche l'attualità papale è stata una scoperta: prima non ne sospettavo l'impatto diplomatico e politico, come di recente nei confronti di Trump o sul tema dell'intelligenza artificiale. Parlando con degli artisti e partecipando alla creazione di uno spettacolo a Roma, ho potuto constatare che gli artisti dello spettacolo dal vivo sono meglio tutelati in Francia, in particolare grazie al sistema dell'intermittenza. Dal momento in cui un artista, o un tecnico dello spettacolo, giustifica un certo numero di ore di lavoro, ha diritto a un'assicurazione contro la disoccupazione che gli garantisce un reddito nei giorni non lavorati. Questa sicurezza permette agli artisti di dedicarsi alla propria arte in modo più sereno e di sperimentare diversi mestieri all'interno dell’ambito artistico. È un sistema straordinario! Ma al momento, in Francia, subiamo tagli di bilancio significativi.

Ma l’arte e la cultura sono solo alcuni dei tuoi interessi. Ad esempio, l’attivismo.

In Francia c'è una certa cultura del dibattito politico quotidiano, degli scioperi e delle manifestazioni, una passione per l'uguaglianza e la giustizia in generale. Ho un'amica giapponese che è venuta a visitare Parigi l'anno scorso ed era felicissima che la portassimo a una manifestazione, ad esempio; per lei era una novità e, secondo la sua espressione, "molto francese". Non so bene come si viva questa cosa in Italia, alla fine ho avuto pochissimi scambi politici qui. Ma sono rimasta sorpresa nel vedere che a Roma spesso gli scioperi erano regolarmente annunciati, ma in realtà non venivano seguiti, tanto che riuscivo a prendere la metropolitana e persino il treno senza problemi! Quando vedo manifesti con scritto "blocchiamo tutto" mi viene da dire: "Ma sì, dai, bloccate tutto! Ma per davvero!"

In Francia come funziona invece?

A Parigi, se viene annunciato uno sciopero, non funziona nulla. Ultimamente, l'omicidio di una bambina da parte di un pedofilo che era stato segnalato, ma mai interrogato dalla polizia, ha provocato numerose manifestazioni nel Paese e spero che questo serva a cambiare le cose. Manifestare è un modo di partecipare al dibattito pubblico, di sentirsi attori e non esseri impotenti. Così come serve informarsi, tramite libri, spettacoli, podcast o assistendo ad una udienza in tribunale.

Quando hai cominciato ad interessarti all’attività giudiziaria?

Sapere come si svolge un processo e come viene amministrata la giustizia sono cose essenziali e affascinanti. La regista Lorraine de Sagazan ha creato uno spettacolo intitolato "Léviathan" sul tema delle udienze per direttissima. Agli spettatori veniva poi proposto di assistere a delle udienze per direttissima con un'associazione che fa questo tutto l'anno. Non si tratta di un percorso eccezionale e io volevo farlo da molto tempo, anche se non avevo mai avuto l’occasione. A Roma ce l’ho fatta! Ho potuto constatare che la mia richiesta di assistere come pubblico qui, rispetto alla Francia, è stata vista come un po' insolita.

  1. Cosa pensi della vicenda di Gisele Pelicot e come credi abbia influenzato l’attivismo femminista?

Il processo a Gisèle Pelicot è stato una svolta sotto molti aspetti, sia per l'entità dell'orrore e la risonanza mediatica internazionale, e sia per la scelta di affrontare i suoi carnefici a viso aperto. Nel suo libro, ha testimoniato l'importanza del sostegno delle associazioni delle vittime di violenza sessuale, i cui rappresentanti erano presenti con lei al processo, il che ha permesso anche di mettere in luce il loro impegno. È triste a dirsi perché le associazioni denunciano da anni le violenze contro le donne con ogni tipo di azione, dai manifesti alle mobilitazioni, ma serviva il caso assurdo di Gisèle per dare un volto a questa lotta. Gisèle Pelicot è innanzitutto una moglie ordinaria in una città senza storie, il che ha facilitato una qualche forma di identificazione e ha colpito anche chi non crede all'entità delle violenze contro le donne o chi pensa che le femministe esagerino. Per esempio, l'ex Ministro della Giustizia Dupond-Moretti si era detto sorpreso e spaventato scoprendo in diretta, durante un'audizione, l'entità del "fiasco giudiziario" riguardo alle violenze sessuali: circa l’1% degli stupri si conclude con una condanna. Ma al di là delle associazioni, c’è una folla di persone toccate dalla sua storia, tra cui molte vittime, a cui il processo ha contribuito a ridare dignità. Le persone presenti in aula per sostenerla hanno partecipato fisicamente e, in un certo senso, hanno contribuato a fare giustizia. Erano tantissimi, un esercito al suo fianco, rispetto al numero dei suoi aggressori.

Che cosa rispondi a chi chiede “Che senso ha assistere a un’udienza?

Per me, è necessario. Si tratta di una forma di educazione alla cittadinanza.


Anne-France Laugel, 36 anni, è una giovane donna francese che sta trascorrendo un anno sabbatico in Italia, a Roma.

Dopo tre anni di classe preparatoria letteraria a Parigi, ha conseguito due master: uno in scienze politiche a Sciences Po Lyon e uno in letteratura alla Sorbona. Al momento lavora come Responsabile della comunicazione e delle Relazioni con il pubblico in un teatro a Parigi.