Mi sono chiesta molto spesso, in questi ultimi mesi, cosa sia l'Amicizia a 30 anni.
La definizione del termine [a-mi-cì-zia] s.f. da vocabolario, indica un "sentimento di affetto, di simpatia, di solidarietà, di stima tra due o più persone, che si traduce in rapporti di dimestichezza e familiarità".
Eppure, questa definizione non mi convince.
Non del tutto, almeno.
Ho scoperto, mio malgrado, che l'amicizia perfetta e romantica non esiste.
Secondo una psicologa che ho conosciuto un po' di tempo fa, pare che l'Amico/a, quello con la A maiuscola che ci propinano nei film, a cui puoi confidare qualsiasi cosa, che non ti deluderà mai e che sarà sempre al tuo fianco, accada ciò accada, non esiste, puff! mera illusione.
Quando l'ho scoperto è stato un po' come quando ti confessano che Babbo Natale non esiste: uno shock.
Mi hanno detto che l'Amicizia, quella che dura per sempre, è estremamente rara; che quando si cresce e si smette di andare a scuola insieme, di fare sport insieme o frequentare la stessa piazzetta, gli Amici cambiano.
Pare che le Amicizie cambiano quando ci si trasferisce, quando ci si innamora, quando si mette su famiglia, quando si cambia lavoro, quando si hanno dei problemi, quando ci si ammala.
Eppure, qualcosa continua a non convincermi.
Mi è stato detto che l'Amico con cui parlare di tutto non esiste: perché se a 15 anni eri "obbligato" a vivere delle persone, per posizione geografica, condizionamenti familiari e cose del genere, a 30 le persone da frequentare te le scegli.
Ho sentito anche che in Amicizia non conta da quanto tempo conosci una persona, ma "come" vivi quel tempo trascorso insieme.
Eppure, ne Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupery dice che: "è il tempo che hai perso per la tua rosa che rende la tua rosa così importante".
E quindi, qual è la verità?
Cosa significa Amicizia a 30 anni?
Significa che quegli amici con cui sei cresciuto non sono più veri Amici perché avete preso strade diverse?
Che quegli Amici con cui hai frequentato l'Università non sono più Amici, ora che lavorate in posti diversi?
Che gli Amici del calcetto o della pallavolo non sono più Amici perché hai smesso di allenarti con loro?
Significa, quindi, che se non ti senti più H24 come quando c'erano i 1000 SMS della Wind, ma più raramente, magari due volte l'anno, il rapporto vale meno?
Dopo attente riflessioni e pareri alterni, forse, sono arrivata ad una conclusione.
L'Amicizia è come la Bellezza: è soggettiva.
C'è a chi piace il blu e a chi piace il rosso.
A qualcuno piace la parmigiana, a qualcun altro gli spaghetti alle vongole.
Allo stesso modo, per qualcuno un Amico è una persona con cui divertirsi, andare a ballare il sabato sera e condividere foto su Instagram; per un altro Amico è qualcuno che ti tende una mano in un momento di difficoltà senza che si debba chiederlo.
E, badate bene, non c'è un modo giusto o sbagliato di intendere l'Amicizia, perché ciascuno ha il proprio pensiero in merito.
In questo profondo riflettere, parlare e valutare, confrontarmi e cercare, ho capito che per me l'Amicizia è una cosa sacra.
Quasi sicuramente ho capito cosa non è; ma questo è un altro punto di (S)vista.
Ho sempre pensato che fosse più importante dell'amore per un fidanzato perché, mi dicevo, gli uomini passano, ma gli amici restano.
Per me, Amicizia sono due persone che mi chiamano e mi chiedono se mi serve un passaggio per Tirrenia e si scapicollano per venirmi a prendere all'aeroporto ogni volta in cui atterro a Pisa.
Amicizia è una collega che, sebbene mi conosca da poco più di un mese, mi chiede se ho bisogno di aiuto con gli animaletti mentre sono via.
Amicizia è quella persona che, pur avendo la sua famiglia e i suoi problemi, mi chiede "Come stai?".
Amicizia è chi mi chiede di uscire perché ha bisogno di leggerezza.
Amicizia è chi condivide un progetto.
Amicizia è chi mi dice "Stai sbagliando".
Amicizia è chi ti fa ridere quando vorresti solo piangere.
Amicizia è chi non ha bisogno di parole per capire che qualcosa non va.
Amicizia è chi sta in silenzio.
Amicizia è chi suona la chitarra il giorno peggiore della tua vita.
Amicizia è chi ti ascolta per ore a telefono anche se vorrebbe pensare ad altro.
Amicizia è chi ti dice "Tu con una mano e io con due".
Amicizia è una birra fresca in riva al mare.
Amicizia è chi è sincero e chi comprende.
Amicizia è chi si chiede dove sta sbagliando.
Amicizia è chi vuole capire e provare a risolvere un problema.
Amicizia è chi gioisce dei tuoi successi senza invidia.
Amicizia è chi piange con te.
Amicizia è chi capisce che una cosa è importante per te anche se non la condivide.
Mi hanno detto, di recente, che il mio standard di Amicizia è troppo alto, o che le mie aspettative non rispecchiano quelle altrui.
E quindi, che fare?
I 30 anni li ho superati, ma è la prima volta che li vivo.
Non so bene cosa aspettarmi, forse non dovrei nemmeno chiedermelo.
A volte ho quasi paura di fare Amicizia e di fidarmi perché, purtroppo, di amici con la a minuscola ce ne sono stati parecchi.
Non mi sento di colpevolizzare me o chi c’è stato in qualche momento e poi è passato oltre.
“La vita, a volte, fa giri strani”, ho letto.
E penso davvero che sia così.
Eppure, nonostante la cattiveria che ho incontrato, penso che in Amicizia il detto “meglio prevenire che curare” funzioni poco.
Penso che nella società in cui viviamo, ahimè, l’Amicizia sia un po’ un contorno della vita, come se bisognasse per forza scegliere tra Famiglia e Amici.
Come se ci fosse una piramide che regolamenta l’importanza delle relazioni, fissa e imposta.
Non so cosa mi riserverà, di preciso, l’Amicizia a 30 anni, ma mi sento di condividere il pensiero riassunto nella frase di Epicuro che dice: “Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia”.