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Il peso del petrolio

Sabato 26 settembre 2026

È finita un'altra settimana di lavoro. Faccio un bilancio: 20€ al giorno per 5 giorni per recarmi al lavoro. Questa settimana ho speso circa 100€ per andare a lavorare.

Oggi il prezzo del diesel è intorno ai 2.38€ al litro, ieri ho visto alcuni distributori a 2.40€/L.

La situazione non migliora.

"I prezzi non scenderanno a breve, attrezzatevi" hanno detto.

Mi chiedo cosa intendessero, se per caso torneranno di moda gli animali da soma.

Mentre bevo il secondo caffè della giornata alle 8:00 del mattino e mi preparo a un sabato di lavoro da casa, leggo le notizie e vedo un articolo online che parla di possibili scioperi da parte degli autotrasportatori.

Era ora!, penso tra me e me.

Perché non stanno bloccando il Paese?, mi chiedo.

Mi soffermo su un paio di ricordi che hanno attraversato la mia mente nei giorni scorsi, ma a cui non avevo dato troppo peso.

Prendo il telefono e scrivo a mio padre.

Ricordo il 2007: quando ero alle scuole medie e i supermercati furono presi d'assalto per fare le "scorte", dato lo sciopero imminente degli autotrasportatori.

Ricordo lo sciopero del 2012: quando i miei compagni del liceo non poterono regalarmi l'Ipod che volevo per i miei 18 anni, perché mancavano i prodotti nei negozi di elettronica a causa dei blocchi nei trasporti.

Quanto era, all'epoca, il prezzo del carburante?

Mi informo e leggo che nel 2007 ci furono picchi di 1.30€/L, nel 2012 di 1.70€/L.

Oggi il prezzo del diesel era di 2.38€/L, più del doppio di 19 anni fa.

"Papà conosci qualche autotrasportatore?"

Un paio d'ore dopo, sono al telefono con Giuseppe, da tutti chiamato Peppino.

Peppino, classe 1960, è il proprietario di un'impresa boschiva autonoma; usa il camion per la parte finale del suo lavoro, per consegnare il legname venduto.

Quando gli spiego che voglio scrivere un pezzo sul caro carburante mi dice subito che le difficoltà, in questo periodo, sono insostenibili.

Il gasolio lo utilizza non solo per il camion, ma anche per i mezzi agricoli. "Ieri ho fatto i calcoli: in 14 giorni di lavoro, ho speso 3.600€ di carburante. Prima con quella cifra riuscivo a lavorare due mesi."

Gli chiedo come mai, secondo lui, i camionisti non si sono ancora fermati, dato che è da marzo che i prezzi sono così alti.

“Gli autotrasportatori fino ad ora hanno ricevuto il ristoro delle accise da parte del governo*, concordato con la mediazione delle associazioni di categoria, e hanno avuto sovvenzioni per l’acquisto di mezzi Euro 6**”.

Giuseppe mi spiega, poi, che “la maggior parte dei disagi li vive il piccolo padroncino, colui che possiede una ridotta flotta di tir (7-8 al massimo), mentre le grandi ditte hanno più margine di manovra. Proprio qualche giorno fa un mio amico, che gestisce la ditta con i figli, mi spiegava che sono con l’acqua alla gola: hanno sette tir, non rientrano più con le spese e stanno pensando di fermarsi.”

“Cosa potrebbe cambiare se gli autotrasportatori si fermassero?”

“Penso che ci sia una fortissima speculazione: l'agricoltore o il produttore di latte, quelli insomma che producono le materie prime sono le categorie più penalizzate. Se si fermassero, se nei supermercati non arrivassero più i prodotti freschi, forse qualcosa si muoverebbe. È anche vero però che il piccolo padroncino se sciopera da solo non risolve il problema, servirebbe una mobilitazione generale.”

Peppino, proprio come me, ricorda bene gli scioperi del 2007 e del 2012. In quelle due occasioni, il blocco dei trasportatori consentì di ottenere: nel primo caso, un pacchetto di aiuti da 70 milioni di euro (somministrato in rimborsi dei pedaggi autostradali e incentivi per rinnovare i camion) e l’impegno del governo dell’epoca di introdurre i costi minimi d'esercizio per contrastare la concorrenza al ribasso; nel secondo, invece, la concessione del bonus accise sul gasolio professionale, l’applicazione di sanzioni per chi non rispettava le tariffe minime di sicurezza e una normativa ad hoc per velocizzare i pagamenti delle aziende committenti.

Chiudo la telefonata con Peppino e guardo lo schermo del computer per riprendere a lavorare. Nel 2007, erano i supermercati presi d'assalto; nel 2012, l'iPod mancato per i miei diciotto anni.

Sono i ricordi di un'Italia in cui uno sciopero faceva rumore e poteva cambiare le regole del gioco.

Oggi ci chiediamo perché nessuno scenda in piazza, mentre l'ombra di un nuovo blocco continua ad aleggiare nell'aria.

Forse la risposta è semplice: siamo ormai abituati a farci carico degli aumenti, finché serve, finché possiamo.

E quando anche l'ultimo "Peppino" spegnerà il motore, perché non rientra più nelle spese, non ci sarà bisogno di un annuncio ufficializzato dai sindacati per capire che il Paese si è fermato. Di nuovo.


*Il ristoro delle accise per i trasportatori è un'agevolazione fiscale che permette alle imprese di autotrasporto di recuperare una parte dell’accisa pagata sul gasolio consumato dai propri mezzi. Possono godere di tali ristori mezzi con una massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, con motori ecologici Euro 5 o superiori, appartenenti ad imprese iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori, aziende autorizzate al trasporto in conto proprio e imprese di trasporto persone.

** Esistono dei contributi statali per il rinnovo delle flotte per le imprese di autotrasporto di merci per conto terzi iscritte all’albo che prevedono incentivi specifici per l’acquisto di veicoli commerciali nuovi Euro 6 classe E, in abbinamento alla rottamazione di mezzi obsoleti.