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Il Pays de Cocagne esiste davvero?

Poche settimane fa, mentre traducevo e sottotitolavo un cortometraggio per il Festival Internazionale de La Guarimba, mi sono imbattuta in un’espressione francese che non conoscevo.

Il cortometraggio raccontava la storia di due piloti d’aereo e del loro volo, ma definirlo semplicemente “una storia” forse sarebbe riduttivo. Il dialogo tra i due protagonisti era fatto di giochi linguistici, frasi apparentemente senza senso, incomprensioni e ambiguità.

E poi c’era una canzoncina. Una di quelle che, dopo aver lavorato per ore sul corto, continuano a ronzarti in testa anche quando hai chiuso il computer.

Iniziava con un lungo e quasi ipnotico: “Pays de Cocaaaaaagne…”

La prima domanda, naturalmente, è stata: dove si trova?

Spoiler: è un luogo immaginario.

Spoiler numero due: possiamo visitarlo ed è in Francia.

Sì, sembra una contraddizione, ma facciamo un passo indietro.

Un Paese dove il cibo cade dal cielo

Immaginatemi con le cuffie, davanti al computer, intenta a trovare la soluzione migliore per rendere in italiano un’espressione che, nel cortometraggio, si inseriva perfettamente in quell’atmosfera di confusione linguistica, fatta di incomprensioni, ambiguità e frasi dal significato non sempre immediato.

Cerco, confronto, mi documento.

Ed è così che scopro che il pays de Cocagne è un luogo immaginario, una sorta di terra dell’abbondanza di cui si parla già nella letteratura medievale. Un posto in cui non esistono fatica, malattia e privazioni e dove il cibo sembra quasi comparire dal nulla. In alcune versioni, addirittura, il pane cade dal cielo.

Insomma, un paradiso terrestre.

L’immagine arriva anche in Italia e trova una delle sue rappresentazioni più famose nel Decameron di Boccaccio. Qui l’abbondanza diventa ancora più concreta e rappresentata in una montagna di formaggio grattugiato dalla quale scende una cascata di maccheroni.

Il mito del luogo perfetto, dove tutto è disponibile e niente costa fatica, continua poi a riaffiorare nella letteratura europea, assumendo forme diverse. E viene quasi spontaneo pensare anche al Paese dei Balocchi di Pinocchio: un altro luogo apparentemente perfetto, dove i bambini possono giocare, divertirsi e non pensare a scuola o doveri. Solo che, in Collodi, l’abbondanza ha un prezzo e dietro il divertimento si nasconde una trasformazione tutt’altro che piacevole.

E se il Paese di Cuccagna fosse un posto reale?

A questo punto, però, arriva anche la parte che mi ha incuriosita di più. In Francia pays de Cocagne è il soprannome storicamente associato a Lauragais, una regione geografica situata nel sud-ovest del paese, tra Tolosa, Albi e Carcassonne.

Come è possibile?

La risposta ci porta indietro al XVI secolo, quando il guado (una pianta) trasformò questa zona in uno dei principali centri europei della produzione di colorante blu per la tintura dei tessuti. Le foglie della pianta venivano lavorate e trasformate in piccole sfere di pasta essiccata, chiamate cocagnes o coques, che venivano poi commercializzate in tutta Europa. Il commercio del guado portò enormi ricchezze al Lauragais, contribuendo alla fortuna dei mercanti della regione e alla costruzione di palazzi e dimore signorili che ancora oggi caratterizzano il territorio.

Proprio queste cocagnes sarebbero all’origine del soprannome Pays de Cocagne per il Lauragais: una terra così ricca e prospera da sembrare il Paese dell’abbondanza della leggenda.

Ed è così che immaginario e realtà finiscono per incontrarsi.

Quindi, come tradurre l’espressione in italiano?

Fatte le ricerche e raccolte tutte queste informazioni, non mi restava che tornare al punto di partenza: il cortometraggio.

Pays de Cocagne esiste in italiano come Paese di Cuccagna. Risolto, penserete. Soluzione servita su un piatto d’argento.

Non proprio, vi direi io.

La traduzione audiovisiva, infatti, deve fare i conti con diversi vincoli: spazio, tempo, ritmo, immagini e, in questo caso, anche la musica. Non sempre, quindi, la traduzione più fedele dal punto di vista linguistico è necessariamente quella che funziona meglio sullo schermo. Nel mio caso c’era un elemento in più: pays de Cocagne non veniva semplicemente pronunciato. Veniva cantato. Bisognava quindi mantenerne il ritmo, la durata, la musicalità e il significato.

Così, dopo aver scoperto un intero mondo dietro quelle tre parole, il mio Pays de Cocaaaaagne è diventato Terra paradisiacaaaaaa.

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Martina Brunelli è traduttrice audiovisiva, italiana di nascita e spagnola d'adozione. Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale, ha proseguito con una magistrale in Relazioni Internazionali e un master in Diritti Umani e Gestione dei Conflitti. Muove i primi passi professionali nella cooperazione internazionale, ma la curiosità verso i meccanismi del linguaggio e verso il modo in cui ciascuna lingua modella la realtà l'ha spinta a specializzarsi in traduzione audiovisiva. Senza perdere il legame con il sociale, oggi si occupa di traduzione e accessibilità audiovisiva, lavorando su sottotitolaggio interlinguistico e per non udenti, audiodescrizione e adattamento di dialoghi per doppiaggio e voice-over.