Lo scorso ottobre abbiamo parlato di suo cugino, che ha inaugurato la nuova era dei film di supereroi della DCU: ora è il turno di Kara Zor-El. Approdata nelle sale italiane il 25 giugno di quest'anno, Supergirl viene introdotta in questo nuovo universo della DC tralasciando la classica origin story, così come fatto anche per Superman.
Milly Alcock ci presenta la sua Supergirl - il cui volto forse era già familiare per chi l’ha incontrata nei panni della giovane Rhaenyra Targaryen in House of the Dragon - accompagnata da Eve Ridley nei panni dell’orfana Ruthye. Menzioni di rilievo sono anche le piccole parti di Jason Momoa, che interpreta il cacciatore di taglie alieno Lobo, e di David Corenswet, che riprende il suo ruolo di Clark Kent.
Anche questo film ci mostra soprattutto il lato umano della supereroina proveniente da Krypton: non ha ancora superato il collasso del suo pianeta e la morte dei genitori, quindi si ritrova a soffocare la sua sofferenza nell’alcool. Tutto ciò, però, può avvenire solo su pianeti che non abbiano il sole giallo, altrimenti la sua rapida guarigione non le permetterebbe di raggiungere il tanto agognato sollievo momentaneo. È proprio su uno di questi pianeti che fa la conoscenza di Ruthye, unicamente interessata a vendicare la morte della sua famiglia e che trova in Kara la classica eroina riluttante che, alla fine, la porterà a rivalutare il suo senso di giustizia.
Perché riluttante, però? Perché la sua decisione di aiutare la giovane orfana è dovuta unicamente al fatto che il suo cagnolino, Krypto, viene avvelenato dal pirata spaziale Krem, che altri non è che l’assassino senza scrupoli della famiglia di Ruthye, nonché l’unico che possiede l’antidoto che può salvare la vita del migliore amico a quattro zampe di Kara.
Da qui inizia una corsa contro il tempo non indifferente e non nego che più di qualche volta mi sono chiesta perché non strappasse via quell’antidoto e volasse via per salvare Krypto: l’ansia per la sua sorte lascia incollati allo schermo principalmente chi ha con sé animaletti domestici, ma l’azione e la fotografia del film sicuramente potrebbero catturare facilmente anche un’altra buona fetta di spettatori. A me ha fatto questo effetto: il tempo è volato, la storia è accattivante e pone delle buone basi per le prossime avventure di Clark e Kara (e Krypto).
In fin dei conti, chi non darebbe la caccia ad una banda di trafficanti pedofili pur di salvare la vita al proprio cagnolino?