Si è parlato abbastanza del nuovo film di Spider-Man e di tutto ciò che ad esso si collega, soprattutto nell'attesa di Doomsday, tanto che non si ha più il timore di fare inavvertitamente spoiler qua e là.
Gustare questo film sul grande schermo ha risvegliato sensazioni che, posso affermare con sicurezza per quanto mi riguarda, non erano più lì dai tempi di Endgame. Prima ancora che iniziasse il film, durante la solita carrellata di trailer che anticipa la proiezione, la presentazione del prossimo film degli Avengers ha mostrato alcune scene con un ben noto Steve Rogers che hanno scatenato urla e applausi in tutta la sala. Un po’ come quando ha impugnato e scagliato Mjolnir contro Thanos: chi ha ancora i brividi a ripensarci?
Si può, inoltre, parlare in tutta tranquillità dell’introduzione del personaggio degli X-Men di Jean Grey, interpretata da Sadie Sink, nota per il celebre personaggio di Max in Stranger Things. Ulteriore tassello nel grande puzzle del MCU che, in una New York ormai devastata dalle incessanti lotte tra supereroi e supercattivi, in cui la ciliegina sulla torta non può che essere la presenza di Frank Castle. The Punisher, infatti, con la sua artiglieria pesante spera di avere la meglio contro Hulk, facente parte del team degli Avengers originali. Di certo non ‘patate piccole’, come Yelena definisce le sfide affrontate da Peter.
Peter Parker, il nostro amichevole Spider-Man di quartiere, non ce la fa da solo. Ha perso zia May e Tony, Ned e MJ non si ricordano di lui: la vita è andata avanti e la doppia identità di Peter viene quasi assorbita del tutto dal ragno che è in lui, ora anche in grado di generare ragnatele senza il bisogno di strumenti esterni e con i sensi di ragno che entrano prepotenti nella sua esistenza. No man is an island e l’interpretazione di Tom Holland ce lo dimostra, con l’aver voluto credere senza ombra di dubbio al repentino ritorno dei ricordi per MJ o l’aver tentato il tutto per tutto con la stretta di mano scambiata con Ned. È una fortuna che sembra aver funzionato.