Lo Zampino Lo Zampino

L'Appennino che non ti aspetti

Nell'immaginario collettivo degli italiani, negli ultimi anni, montagna è sinonimo di Alpi. Meglio ancora se Dolomiti.
Io sono stata la prima ad essere cascata nel tranello. O nell'incanto.
Dal 2019, da quel mio primo meraviglioso weekend di campeggio fra San Candido, il Lago di Braies e le Tre Cime di Lavaredo, se e quando posso, salgo su. Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto e ovviamente Trentino-Alto Adige, il mio grande amore.
Nonostante questa tendenza, però, le notizie degli ultimi anni parlano di una montagna sempre più fragile, perseguitata da un turismo selvaggio e irrispettoso, da code chilometriche fatte solo per scattare uno o milioni di selfies, tutti uguali. Sono pochi quelli che la montagna la amano per davvero… ma questa è un’altra storia.

Durante l’agosto appena passato, motivi lavorativi e piani di viaggio futuri non mi hanno permesso di raggiungere Seceda (avete visto la Gallery di questa settimana?), che pure sogno di ammirare da un annetto circa.
Va bene, niente Dolomiti. Niente lunghe ferie estive. Ma come sopravvivere al caldo in città? Un anno senza campeggio? Mi volete male!
Bisognava trovare una soluzione. Per i pugliesi del Sud, le montagne più vicine sono due: la Sila e il Pollino. Tra le due, quella più vicina e che richiede solo 3 ore di viaggio in auto è la seconda.
E Pollino sia! Una volta c'ero già stata a fare trekking, non male. Per questa estate sarebbe stato sufficiente.

Quando il 7 agosto sono partita, non sapevo che mi sarei ricreduta: il Pollino merita più di quanto immaginassi.
Ma come diceva Dostoevskij: “Solo gli stupidi non cambiano idea!”
Non pensavo, partendo per il Pollino, che avrei apprezzato le valli, le gole e i laghi che si trovano lungo il tragitto tra Lecce e Mormanno (CS).
Non pensavo che il fiume Lao per i calabresi e Mercure per i lucani fosse così verde, così fresco e così sorprendentemente attraversabile. Non pensavo che lo spritz al cedro di Papasidero mi avrebbe conquistata. O che le cascate del Diavolo di Rotonda avessero dei percorsi così curati e ben mantenuti. Ma soprattutto, non mi aspettavo, prima di partire per il Pollino, che avrei trovato un posticino unico, un campeggio a conduzione familiare, il cui nome rispecchia pienamente lo spirito del luogo: l'Oasi del Pollino.
L'agricampeggio é piccolino, massimo 40 posti. Bagni curati, piazzole ben distanziate e panorama mozzafiato. Per non parlare della possibilità, la mattina presto in particolare, di ammirare i daini che brucano tranquilli a poche decine di metri di distanza.
Senza pari, poi, l'accoglienza: Erminio e Italia ti fanno sentire come a casa. E, vi giuro, penso di aver mangiato la parmigiana di zucchine più buona della mia vita!
Le attività da fare, sul Pollino, sono davvero tantissime: trekking, acqua trekking, canyoning, river trekking. Per un’esperienza di acqua trekking ci siamo affidati a Infopollino: ci siamo divertiti un mondo ed è finita, come capita in Italia, a tarallucci e vino. Letteralmente. Perché alla fine di ogni escursione le guide usano condividere con i partecipanti vino locale e taralli.

Potrei continuare… e parlarvi della frescura della sera dopo i temporali, dell'immenso cielo stellato che non vedevo così limpido da non ricordo ormai quanto tempo, del profilo dei monti sullo sfondo rosso fuoco del tramonto, degli incontri, delle persone, dei sorrisi e della gentilezza. Il Pollino è stato questo e molto, molto altro.
É stato un luogo che, nonostante la mia insaziabile voglia di scoperta e l’amore verso le Dolomiti, mi ha fatto dire: “Io qui ci torno presto.”