Chi scrive di viaggi ha un piccolo privilegio: può scegliere quale luogo raccontare. Ogni pezzo è un invito a scoprire un angolo nascosto, seguire un itinerario o lasciarsi incuriosire da un panorama capace di accendere la voglia di partire.
Ultimamente mi capita sempre più spesso di imbattermi in foto e video che mostrano angoli meravigliosi del nostro Paese. Dovrebbero farmi venire voglia di partire, di appuntarmi il luogo per un viaggio futuro... invece finiscono quasi sempre per trasformarsi in una gara a chi possiede il mare più cristallino, il tramonto più bello, la spiaggia più spettacolare.
E allora mi fermo.
E mi rendo conto che il problema non è il luogo.
Perché prima ancora della scelta della meta o di una valigia da preparare, dovremmo porci un altro genere di interrogativo:
Quando abbiamo deciso che ogni viaggio dovesse trasformarsi in una competizione?
Apri Instagram. Una spiaggia da cartolina. Nei commenti, però, nessuno parla del profumo del mare, del vento sulla pelle o delle sfumature del tramonto. Si litiga. "Il mare della Sardegna è imbattibile". "No, vieni in Puglia". "Hai mai visto la Sicilia?" "La Calabria non ha rivali".
Sempre più spesso – senza voler generalizzare – il problema non è dire che un luogo ci piace più di un altro. È una considerazione del tutto legittima. Il problema nasce quando sentiamo il bisogno di decretare un vincitore.
Abbiamo davvero bisogno di stabilire quale paesaggio sia il più bello tra migliaia di pareri inevitabilmente soggettivi?
Forse dovremmo tornare a meravigliarci del posto che abbiamo davanti, come prima cosa?
La bellezza non perde valore perché ne esiste un'altra altrettanto bella.
Ma il senso del viaggio cambia drasticamente, se trasformiamo un luogo in una “competizione sulla bellezza”, perché smettiamo di viverlo e iniziamo a giudicarlo.
Una scogliera non è meno spettacolare perché esiste una spiaggia bianca.
Un lago di montagna non perde fascino perché qualcuno preferisce il mare.
Un borgo non smette di essere autentico perché un altro riceve più fotografie su Instagram.
La bellezza non funziona per sottrazione.
Anzi, più impariamo ad apprezzare le peculiarità degli altri luoghi, più si arricchisce il nostro modo di viaggiare e con esso la curiosità di lasciarci sorprendere da ciò che stiamo visitando.
Forse ci siamo abituati a vivere i viaggi come una continua ricerca del "più": il mare più limpido, il borgo più autentico, il panorama più spettacolare. E, mentre inseguiamo il prossimo "più bello", rischiamo di perdere ciò che rende un viaggio memorabile: la capacità di fermarci. Di osservare. Di lasciarci stupire.
Una bussola, in fondo, non è fatta per indicare il posto migliore. È fatta per aiutarti a raggiungere il posto che hai scelto e ad attraversarlo con attenzione. È una differenza sottile, ma cambia completamente il senso del viaggio.