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Curinga, il paese dei due giganti

Curinga (CZ)

38°49′36″N 16°18′50″E

419 m s.l.m.

6390 abitanti

Adagiato sulla cima di una collina e circondato da ulivi e vigneti, l’antico borgo medievale offre una suggestiva vista sulla Costa dei Feaci, il locus amoenus cantato nell’Odissea da Omero e nota come la “Riviera dei tramonti” per la bellezza dei colori crepuscolari che lasciano senza fiato ogni sera durante tutto l’anno.

Ad arricchire ulteriormente il quadro, è quasi sempre possibile scorgere il profilo dello Stromboli, in determinate condizioni accompagnato dalle altre Isole Eolie, e assistere a inizio primavera e a fine estate al celebre Tramonto di Ulisse, con il sole inghiottito dalla bocca del vulcano.

Oltre ai sottostanti 5 km di spiaggia libera e acqua cristallina, vale la pena esplorare la piana circostante e le pendici della collina alla scoperta di bellezze nascoste. Risalendo la collina, poi, le vie strette di Curinga si snodano tra salite e discese, aprendosi improvvisamente su piccoli scorci e tornando a stringersi tra le abitazioni. Accanto agli edifici più recenti, sopravvivono le tracce della storia, con edifici antichi e caratteristici, balconi le cui ringhiere sono decorate con le iniziali delle famiglie proprietarie e facciate colorate da affreschi che raccontano episodi di figure e vicende legate alla comunità curinghese.

Curinga era anche soprannominata “il paese dei due giganti” per la presenza di due imponenti alberi: il primo è il Platano Millenario, ancora oggi situato presso l'Eremo di Sant’Elia, uno dei più grandi e antichi esemplari d’Italia e d’Europa, con un tronco cavo di circa 17 m di circonferenza; il secondo era il Pioppo Nero, situato all’ingresso del paese, che con i suoi 10 m di circonferenza era considerato uno dei più grandi della nazione; l’esemplare è purtroppo crollato nel 2018.

Oltre alla bellezza paesaggistica, molte sono le testimonianze di una storia plurimillenaria rinvenute nel territorio curinghese.

Volendo procedere lungo il filo della storia, nella frazione di Acconia, in località Prato S. Irene sono stati rinvenuti resti di un insediamento neolitico (fine VII - inizi III millennio a.C.) e particolari esemplari di ceramica stentinelliana prodotta nella zona di Curinga.

Si ipotizza che i primi coloni greci in Età Classica si insediarono proprio passando per il litorale curinghese, teatro dell’emozionante incontro tra Ulisse e Nausicaa nel VI canto del poema omerico. A testimonianza dello stanziamento acheo nel luogo sono stati rinvenuti resti di una necropoli con suppellettili tardo ellenistiche e un tempio votato a Castore e Polluce. Quest’ultimo, durante la successiva occupazione romana, è divenuto parte di un importante complesso termale romano, edificato tra il I e il II secolo d.C., attivo sotto l’impero di Diocleziano come testimoniato dal ritrovamento di una moneta bronzea di quel tempo.

Di epoca bizantina è il cenobio di Sant’Andrea, un antico nucleo monastico del XII-XIII secolo d.C. fondato dagli abitanti della piana fuggiti sulle colline per scampare alle incursioni saracene: è possibile legare la nascita del borgo di Curinga proprio al cenobio e attualmente è visitabile la Chiesa Matrice di Sant’Andrea Apostolo edificata sui suoi resti. Merita, inoltre, di essere ricordato il già citato Eremo di Sant’Elia, un complesso architettonico risalente all’XI secolo che ospitò prima monaci basiliani e successivamente carmelitani: un unicum per lo straordinario valore storico dei resti rinvenuti, circondati da folti boschi.
Infine, di epoca normanna sono i resti dell'acquedotto medievale utilizzato per convogliare l’acqua ai trappeti dove veniva coltivata la canna da zucchero.

Curinga svolse  un ruolo importante nella celebre Spedizione dei Mille: il 27 e il 28 agosto 1860 Garibaldi vi soggiornò, acclamato dalla folla, e cinquanta curinghesi volontari si unirono ai militanti. A memoria di questi eventi, all’arteria principale del paese è stato dato il nome di Corso Giuseppe Garibaldi e nel 1960 la famiglia Bevilacqua fece realizzare una lapide marmorea in occasione del centenario dal passaggio dei Mille.

L'Unità, tuttavia, non coincise con la fine delle inquietudini sociali e politiche. Appena dieci anni dopo il passaggio di Garibaldi, Curinga sarebbe stata nuovamente al centro di un'insurrezione. Nel maggio del 1870 circa duecento insorti proclamarono in paese un governo provvisorio repubblicano, dando vita a un movimento destinato a coinvolgere anche i territori circostanti. La rivolta fu rapidamente repressa, ma le idee che l'avevano alimentata, di uguaglianza e giustizia sociale, continuarono a circolare nella comunità, trovando nel secolo successivo nuove forme di organizzazione politica e sociale.

Il modo migliore per scoprire Curinga è lasciarsi guidare dalla sua storia percorrendo lentamente le sue strade, ammirandone i dettagli, tra il centro storico e i siti archeologici in periferia, passeggiando tra i boschi e gli ulivi. Sarà per tutto questo che è uno dei “Borghi di Eccellenza della regione Calabria”, forse sconosciuto ai più, con una vista spettacolare sulle Isole Eolie, tramonti incandescenti e soprattutto tanta storia.