Lo Zampino
Lo Zampino

Un cuore di paglia

"Nostalgia, nostalgia canaglia

Che ti prende proprio quando non vuoi

Ti ritrovi con un cuore di paglia

E un incendio che non spegni mai

Nostalgia, nostalgia canaglia

Di una strada, di un amico, di un bar

Di un paese che sogna e che sbaglia

Ma se chiedi poi tutto ti da.."

Guardo delle vecchie foto e mi viene in mente questa canzone.

Non ricordo tutto il testo, la cerco su Google e scopro che uscì nel 1986.

Quarant'anni fa.

E in quarant'anni, a quanto pare, non è stato ancora trovato un antidoto per la nostalgia.

Ormai lo sapete, senza definizione non sarei io, e quindi eccomi puntuale, come Una poltrona per due su Italia 1 a Natale.

Nostalgia

/no·stal·gì·a/

"La nostalgia è uno stato d'animo di malinconia, rimpianto e tristezza mista a dolcezza. Nasce dal desiderio di tornare a luoghi cari, persone lontane o momenti felici del passato che non si possono più rivivere."

Il termine nostalgia deriva dall'unione di due parole greche: nóstos (ritorno) e álgos (dolore). Letteralmente quindi, il dolore del ritorno indica la sofferenza per l'impossibilità di tornare a casa.

Il lemma fu coniato nel Seicento, quando un medico si trovò a dover descrivere il sentimento di malessere psicofisico provato dai soldati svizzeri lontani da casa.

La nostalgia può essere suscitata da una foto, una canzone, un odore, un luogo e si presenta come una sensazione di tristezza per il bel tempo passato e di felicità per il ricordo di momenti lieti.

"Chissà perché

Si gira il mondo per capire un po' di più

Sempre di più

Tu vai lontano e perdi un po' di ciò che sei".

Una foto, una canzone, un odore o un luogo.

Negli ultimi quattro giorni li ho presi in pieno tutti.

In particolare le foto, il mio punto debole.

Ho rivisto la me bambina, il gatto Milly e il cane Roky, i miei cugini, la mia mamma, i miei nonni...

Sembra una vita fa.

È una vita fa.

Ho forse fatto male?

Quando parti non pensi subito che, ogni volta in cui torni, rischi di trovare qualcosa di diverso, o qualcuno in meno.

Ovviamente, non metto sullo stesso piano una casa che da azzurra diventa rosa, con l'assenza di z'Angiulina che, ogni volta in cui tornavo, mi chiedeva: "Com va la uerra andò sta tu?".

(Come procede la guerra lì dove vivi?).

La nostalgia, a quanto pare, arriva per caso, all'improvviso.

Ripensi alla voce di tua madre che ti chiama dal piano di sotto, o a quando nel mese di settembre da bambina facevi la passata di pomodoro, con il difficile compito di inforcare la bici e andare a comprare il pane fresco e la mortadella per fare colazione con i vicini che già erano in giardino ad aiutare mamma e papà.

Nostalgia, forse, è il ricordo delle mattine di giugno, prima della chiusura della scuola, quando mi svegliavo all'alba e già col grembiule blu facevo un giretto veloce con Mizzi davanti casa.

"E poi perché

Un'avventura è bella solo per metà

Mentre si va

Quel dolce tarlo all'improvviso tornerà

Tornerà".

La nostalgia è quando vedi i vicini di casa ormai 11enni in bicicletta, e ripensi alle estati a pedalare su e giù per il paese, le ginocchia sbucciate, la grande caduta del 2011, con il medico, il mercurio cromo, lo spavento, la presunta vipera e le radiografie in pronto soccorso. Quel che resta oggi sono questi ricordi e due grandi polpacci.

Nostalgia sono le estati sangiulianesi di tanti anni fa, quando uscivo e sentivo tutto intorno il profumo del rincospermo, anche noto come falso gelsomino. Un profumo così ben radicato nella mia mente che quando passeggiando a Lecce lo sento, mi fermo qualche secondo per "assaporarlo".

Come si può combattere la nostalgia?

Rendermi conto che i ricordi sono ormai passati e non sono ripetibili, mi sconvolge sempre un po'.

E anche questa consapevolezza mi fa provare nostalgia, ma nostalgia per un momento preciso di quando scoprii, intorno ai 5 anni, che il tempo non è ciclico ma lineare.

Chiesi a mia madre quando sarebbe tornato il 1994, l'anno in cui sono nata.

Il tempo va sempre avanti, non torna indietro. Devi aggiungere sempre uno agli anni in corso, mi spiegò mia madre. Rimasi scioccata.

Forse fu in quel momento che il mio cervello si impose di sviluppare una memoria di ferro…

"Nostalgia, nostalgia canaglia

Che ti prende proprio quando non vuoi

Ti ritrovi con un cuore di paglia

E un incendio che non spegni mai

Nostalgia, nostalgia canaglia

Di una strada, di un amico, di un bar

Di un paese che sogna e che sbaglia

Ma se chiedi poi tutto ti da..."

E allora pazienza se ogni tanto quella canaglia mi prende alla sprovvista su un treno o davanti a una vecchia foto. Ho capito che la nostalgia non è una cosa negativa da scacciare, né un ripensamento sulla scelta di essere andata via. È semplicemente il prezzo dolce e amaro che paghiamo per essere stati felici in un tempo che non torna più.

Mia madre aveva ragione, il tempo è lineare, va solo avanti, ma la memoria no. La memoria ha questo potere strano di rendere il passato circolare.

Mi tengo stretti i miei ricordi, le risate, le assenze che fanno male e i polpacci da ciclista. Ma finché avrò questa memoria di ferro a custodire la me bambina con le ginocchia sbucciate, saprò che posso andare ovunque nel mondo senza mai perdere davvero nulla di ciò che sono stata.


E se questo articolo vi sembra in contraddizione con quello che leggerete su La Bussola... non vi preoccupate: non è incoerenza. È solo la vita che accade, con tutto il suo bagaglio di radici e di ali.