“L’estate sta finendo e un anno se ne va
Sto diventando grande: lo sai che non mi va”
Nel 1985 i Righeira spopolavano con la canzone L’estate sta finendo.
Ma non è il termine della bella stagione, che suscita sempre un po’ di malinconia, l’argomento di cui vi parliamo oggi.
-Anche perchè, con le temperature elevate che abbrustoliscono ancora il Sud Italia, verosimilmente agosto quest’anno avrà 105 giorni!-
Non è nemmeno dell’inizio della scuola, dei rientri a lavoro dopo le ferie (ferie, quali ferie?!).
Vi vogliamo raccontare oggi la storia di un indumento che diamo per scontato, ma che ha una storia molto interessante: il bikini.
Già nell’antica Roma ci sono esempi dell’antenato del nostro costume a due pezzi: nella Villa del Casale di Piazza Armerina, in Sicilia, alcuni mosaici del IV secolo d.C. rappresentano donne impegnate in attività sportive, che indossano degli slip, il subligaculum, e una fascia a coprire il seno, detta strophium.
Questa tipologia di abbigliamento, in quel periodo storico era specificamente utilizzata per l’attività fisica o il gioco; non aveva quindi la funzione che ha oggigiorno.
Con l’avvento del Cristianesimo, però, l’esposizione del corpo femminile fu vietata, portando a coprire per secoli ogni centimetro di pelle.
Il bikini in senso moderno nacque nel 1946, ad opera dell’ingegnere francese Louis Réard, che ideò un costume da bagno caratterizzato da soli 76 cm di stoffa!
Interessante è il nome: Bikini è infatti il nome dell’atollo composto da 36 isolette situate nell’Oceano Pacifico che fa parte delle Isole Marshall. Proprio nel 1946 gli Stati Uniti evacuarono la popolazione locale al fine di utilizzare l’atollo come campo di prova per i test nucleari.
Lo stesso Réard affermò che il capo da lui inventato avrebbe avuto “un effetto esplosivo” esattamente come una bomba atomica, e aveva ragione!
La presentazione del bikini destò enorme scalpore: nessuna modella voleva indossare il capo e l’ingegnere francese ricorse a Micheline Bernardini, una ballerina del Casinò de Paris, che accettò di provarlo.
Inizialmente la creazione di Réard fu censurata, poiché considerata scandalosa: l’uso del bikini fu addirittura vietato in molti paesi, ovviamente l’Italia figura tra questi, insieme a Spagna e USA.
La rivoluzione si ebbe nel corso degli anni Cinquanta del secolo scorso quando il bikini divenne simbolo di emancipazione e ribellione femminile contro i rigidi codici morali dell’epoca. Il suo utilizzo da parte di icone come Brigitte Bardot, Marylin Monroe, Claudia Cardinale e Sophia Loren, trasformò il costume a due pezzi da capo scandaloso a simbolo di libertà e femminilità.
Il bikini fu per lungo tempo molto più di un semplice costume da bagno: esso era il segno della lotta contro i pregiudizi culturali e religiosi, e stava ad indicare e classificare una nuova generazione di donne che in quel periodo voleva l’autodeterminazione. Troppo a lungo il corpo femminile era stato soggetto a controllo sociale e morale -cosa che, purtroppo, ancora oggi spesso accade-, ma da quel momento iniziava ad essere considerato come uno strumento di espressione politica e personale.
Certamente in un modo dove non esistevano i social media ebbe un ruolo fondamentale il cinema, che consacrò il bikini come icona culturale.
Negli anni Sessanta e Settanta il bikini servì come ausilio per le donne che rivendicavano il diritto di scegliere come mostrarsi e come vestirsi. Ancora oggi è emblematica la scena del film Agente 007: Licenza di uccidere, in cui una formidabile Ursula Andress esce dall’acqua con un costume bianco: proprio fotogrammi di questo tipo hanno contribuito a far sì che il bikini diventasse un fenomeno globale!
Oggi il bikini è un capo versatile, icona di stile e tendenze. Ci sembra del tutto normale metterlo in valigia prima di partire, senza riflettere su quanta strada abbia percorso quel piccolo pezzo di stoffa per passare da scandaloso "effetto atomico" a simbolo universale di praticità.
La sua storia ci ricorda una lezione fondamentale: l'abito non fa il monaco, ma a volte può fare la rivoluzione.
La prossima volta che vi tuffate in acqua, ricordatevi che non state semplicemente indossando un costume da bagno, ma un pezzo di storia che ha affermato il diritto delle donne di vivere il proprio corpo in totale libertà.
E voi, avete già scelto il vostro modello preferito per salutare questa (infinita) estate?