Mia madre mi ha trasmesso una fissazione: quella dei deodoranti per ambienti.
In particolare, quelli che si collegano alla presa della corrente e/o quelli a pile che ogni 20' nebulizzano.
Ne avevamo la casa piena, una fragranza diversa in ogni stanza.
Ma non sono i profumi per ambienti il focus della riflessione di oggi.
O meglio, è da essi che parte perché qualche giorno fa mi sono ritrovata ad acquistarne una confezione doppia (ve l'ho detto che sono un pallino; senza in casa non ci so stare!).
Questo fenomeno lo avevo già notato con i funghi freschi preconfezionati o con le farine speciali o, ancora, con lo shampoo e il bagnoschiuma.
Ne avevo già sentito parlare su uno scavo -quando si scava, amici miei, si parla di tutto!- ma avevo un po' rimosso il concetto.
Poi l'altra sera, quando sono andata a sostituire il flaconcino di deodorante per ambienti nell'apposito contenitore beh, è stato lampante.
Una cosa che, se non avesse un nome inglese figo, forse forse azzarderei a definirla una "truffa autorizzata" a danno del consumatore.
Sto parlando della sgrammatura (che termine cacofonico, per una lingua poetica come la nostra!).
Ma vediamo di cosa si tratta.
La sgrammatura, nota in inglese come shrinkflation, è una strategia commerciale che prevede la riduzione della quantità o della qualità dei prodotti in vendita, mantenendo stabile il loro prezzo.
Il termine anglofono deriva dall’unione di to shrink, restringere, e inflation, inflazione. Pensate, due personaggi si contendono la paternità del termine inglese: Pippa Malmgren, assistente speciale del presidente USA G.W. Bush, e Brian Domitrovic, ricercatore specializzato in storia economica.
Ma torniamo alla sgraziata sgrammatura: essa permette alle aziende di aumentare i guadagni, riducendo i costi e mantenendo inalterati i volumi di vendita.
In parole povere, se al supermercato un anno fa acquistavamo 300 gr di funghi champignon già tagliati a 1,69 euro, oggi allo stesso prezzo, ne acquistiamo 200 gr. Cambia il peso, ma il packaging rimane identico.
Questa strategia -perché di questo si tratta- viene utilizzata come una alternativa all’aumento dei prezzi in conseguenza all’inflazione.
Inutile dire che per le tasche dei cittadini questa soluzione commerciale pesa, e pesa anche parecchio! Le associazioni dei consumatori denunciato la furtività della riduzione del valore dei prodotti venduti, perché è difficile, per gli acquirenti abituali, percepire la contrazione delle confezioni.
Personalmente la ritengo una pratica leggermente disonesta o quanto meno sicuramente poco chiara.
Se non fosse stato per il flaconcino del deodorante, di 8 ml più leggero del precedente, che mi ha fatto addirittura dubitare di aver acquistato la ricarica sbagliata, probabilmente non me ne sarei accorta!
Parlare di minimalismo, sottolineando che less is more, o rivendicando i benefici per la salute dato da porzioni più piccole o per l’ambiente, grazie ad una riduzione dell’imballaggio*, potrà forse distogliere momentaneamente l’attenzione dal peso economico che lo shrinkflation comporta, ma a fine mese sono i consumatori a dover contare i centesimi rimasti.
La soluzione? Abituarsi a non considerare il prezzo del prodotto finito, ma guardare esclusivamente il prezzo al chilo o al litro dei prodotti venduti, riportati in piccolo sui cartellini dei supermercati. Quello è l’unico dato neutro che risente immediatamente dell’aumento del prezzo e della riduzione del peso.
*Se la confezione rimane uguale, ma diminuiscono le quantità all’interno, in realtà si sta aumentando il costo dell’imballaggio per ciascuna unità di prodotto finito, a scapito anche dell’ambiente.