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All animals are equal

18.10.26

Ieri pomeriggio sono scesa in piazza con qualche centinaia di manifestanti.

Ho partecipato al corteo che, a Lecce, da Porta Napoli è arrivato a Piazza Sant’Oronzo, passando da Viale dell’Università.
Mi aspettavo maggiore partecipazione, date le lamentele e il malcontento che gli italiani, stanno mostrando sui social.

Metterci la faccia, si sa, è tutta un'altra storia.

Di fronte a una giornata di sole così, come si fa a rinunciare al mare?

Poco importa se lunedì i distributori saranno a secco: ci restano sempre gli sfoghi su Instagram e i mugugni in pausa caffè.

Vuoi mettere quel bel tramonto da postare?

Ma non è su questo pensiero che mi soffermerò.

Ieri un cartello mi ha colpito più degli altri. Continuo a pensare a quella citazione:

All animals are equal, but some animals are more equal than others.

È tratta da La fattoria degli animali, romanzo allegorico di George Orwell del 1945.

Ecco una brevissima sintesi del testo, per chi non lo avesse letto:

Ispirati dal Vecchio Maggiore, un anziano maiale saggio, gli animali della fattoria si ribellano contro il loro fattore umano, il signor Jones, stanchi dei suoi soprusi. Dopo averlo mandato via, decidono di gestire la fattoria da soli, basandosi sul principio dell'Animalismo, riassunto in sette comandamenti il cui valore supremo è: "Tutti gli animali sono uguali".

Ben presto, però, due maiali emergono come leader: Palla di Neve (idealista e progressista) e Napoleon (astuto e assetato di potere). Napoleon riesce a elimimareeliminare Palla di Neve con la forza e assume il controllo totale della fattoria, instaurando una vera e propria dittatura.

Attraverso la propaganda gestita dal maiale Clarinetto, il regime manipola i ricordi degli animali, li costringe a lavori forzati e modifica segretamente i comandamenti per giustificare i propri privilegi (come dormire nei letti o bere alcolici). Alla fine, i maiali iniziano persino a camminare su due zampe e a vestirsi come gli umani.

Il romanzo si chiude con la celebre scena in cui gli altri animali guardano dentro la casa e non riescono più a distinguere sé stessi dagli uomini.

La frase trascritta sul cartellone dal manifestante mi ha fatto riflettere. Essa riassume il tradimento degli ideali rivoluzionari degli animali della fattoria. I maiali, quando prendono il potere, modificano a proprio piacimento le regole originali della fattoria per giustificare i privilegi che stanno acquisendo, mostrando come il potere ridcattato rischi di rendere alcuni cittadini superiori addirittura alla legge, nonostante si affermi che “tutti sono uguali”.

La frase di Orwell è la sintesi suprema dell’ipocrisia dei sistemi di potere che proclamano l’uguaglianza formale nei principi, ma coltivano le disuguaglianze nei fatti.

Proviamo ad applicare questo concetto al contesto socio-politico italiano, articolandolo su tre assi.

  1. L’illusione dell’uguaglianza di fronte alla crisi

Senza entrare nel merito giuridico che, di base, non è affatto il mio mestiere, la Costituzione (art.3) dice che sì, siamo tutti uguali, ma di fronte alla crisi economica le cose vanno diversamente. L'aumento dei prezzi delle benzina, le bollette e il costo della spesa colpiscono duramente lavoratori, famiglie e pendolari, mentre le élite rimangono al sicuro. Tutti hanno gli stessi diritti,in teoria, ma solo pochi hanno le risorse per proteggersi davvero.

  1. Dalla piazza al click: il disimpegno e l’iper protesta virtuale.

Mettiamo un "like" o scriviamo un post di sfogo credendo di aver fatto la nostra parte e di aver compiuto un atto politico, ma la vera lotta richiede presenza. Molti preferiscono la comodità di una giornata al mare o l'indignazione online anziché scendere in piazza e metterci la faccia, facendo il gioco di chi vi vuole rilassati e in vacanza, a godere del buon tempo e della sponsorizzata “vita lenta”.

  1. La castificazione della politica e la manipolazione del linguaggio.

Come i maiali nel libro cambiavano le regole a proprio favore, anche oggi si usa la retorica. Parole come "popolo", "equità" o "meritocrazia" nascondono la realtà. Chi ha potere, stabilisce quali sacrifici possono fare i cittadini ordinari, ma per sé preferisce garantire scappatoie e tutele.

La frase su quel cartello non era un mero slogan d'opposizione, forse più una diagnosi sociologica, dove l'uguaglianza formale promossa dalle democrazie moderne diventa un involucro vuoto, nel momento in cui la partecipazione attiva si sgretola nell'individualismo e nella pigrizia.

Finché il dissenso rimarrà confinato a uno scroll sul telefono o a uno sfogo da bar tra colleghi, il potere, di qualunque colore esso sia, continuerà a comportarsi come la dirigenza dei maiali nella fattoria: godendo del privilegio di essere "più uguale degli altri", con il consenso passivo di chi semplicemente sceglie di non essere presente.