Ci sono posti in cui non andresti mai a vivere. Poi ci sono posti in cui non vorresti nemmeno fermarti a prendere un caffè. E infine c’è Le Case dove, se ci capiti, probabilmente non te ne vai più. O comunque non del tutto.
Questo romanzo di Sacha Naspini inizia come una storia di paese e finisce per somigliare a un esperimento sociale, di quelli riusciti particolarmente bene, anche se non c’è un protagonista che spicca sugli altri, ma una serie di esistenze sbilenche che si incastrano (talvolta) male, sino ad urtarsi e incastrarsi.
Che poi, a ben vedere, Le Case non è neanche un luogo così “eccezionale”, disperso nella Maremma toscana. Non succedono cose incredibili, come ci si potrebbe attendere per spettacolarizzare la trama. Semplicemente, le cose che accadono sono… inevitabili. Come succede con una decisione sbagliata presa nel momento giusto o una coerenza spietata che rende il paese decisamente centrato, come realtà.
È così che Le Case, più che uno sfondo, diventa un’entità, neanche poi tanto silenziosa, che osserva e giudica senza mai intervenire, sebbene il pettegolezzo lì non sia un passatempo, ma una linfa vitale.
Le storie circolano, si deformano e quando tornano indietro non è detto che siano le stesse di prima. Insomma, se credevi che il problema fosse vivere in un piccolo paese dove tutti conoscono tutti, come si è abituati a dire, Naspini alza la posta: qui tutti conoscono anche quello che non è mai successo. E si comportano di conseguenza, con risultati raramente banali.
La narrazione, del resto, non sconfina nel noioso, anzi, l’autore è bravo a tenere la suspence che ti tira dentro la storia senza che tu te ne renda conto, con un'ironia sotterranea, mai dichiarata, che emerge proprio nei momenti peggiori. Non si ride, forse, ma si sorride, come quando qualcuno dice qualcosa di terribilmente vero nel momento meno opportuno che si possa scegliere.
In ogni caso, se proprio si vuol trovare un messaggio lungo tutto il romanzo, si potrebbe dire che certi luoghi non ti rendono migliore o peggiore, ma tirano fuori quello che sei e lo fanno senza alcun filtro, né clemenza.
Quando chiudi il libro, la sensazione è piuttosto netta: Le Case resta lì. Non tanto come luogo geografico, ma come promemoria che, a seconda delle condizioni, quella realtà potrebbe emergere dappertutto. Anche un po’ più vicino di quanto ci piaccia pensare.
Perché leggere Le Case del malcontento:
- Perché i personaggi sono descritti “senza sconti”.
- Perché Le Case è un organo pulsante, più che un semplice luogo.
- Perché la scrittura di Naspini è un esperimento, solo apparentemente semplice.