4.11.25
Avete presente che per tutta la vita i genitori non fanno altro che ripetere che “sei grande”?
Ti sbucci un ginocchio a 5 anni e ti dicono “non piangere, sei grande”; ti lascia il fidanzato a 14 anni anni e ti dicono che “sono cose che succedono quando si diventa grandi”. Perdi i rapporti con un amico di una vita e la frase rimane quella: “da grandi le cose cambiano”.
Io mi sono accorta di essere “grande” proprio oggi, quando ho visto online su Idealista l'annuncio di vendita della casetta dei nonni.
Ho perso mia nonna paterna quando avevo 8 anni; ho pochi ricordi di lei. Mio nonno paterno, invece, non era convinto che io fossi proprio sua nipote (ma questa è un’altra storia) e quindi ha sempre preferito i figli delle mie cugine, miei coetanei, a me.
Di quella casa ricordo l’odore del pollo in padella, in cui mi piaceva fare la scarpetta con la fetta di pane che trasudava olio (e grasso), mio padre che rimproverava la nonna perchè non doveva bere l’aranciata, dato che era diabetica (a fine anni Novanta mi sa che le bevande “senza zucchero” non esistevano ancora) e un bellissimo puzzle di "La Carica dei 101", che adoravo.
Ricordo anche un pavone impagliato con il quale facevo lunghe conversazioni e il presepe, pieno zeppo di pastorelli della nonna che, invece, le invidiavo, perché quello che avevamo noi a casa era più piccolo.
Questi e pochi altri momenti mi vengono in mente se penso a “casa di nonno e nonna a Bojano”. Eppure, vedendo quell'annuncio di vendita, provo solo tristezza.
Questo sentimento forse è dato dalla consapevolezza che, con la nonna, ho avuto troppo poco tempo. Se ci fosse oggi, l’abbraccerei fortissimo e le chiederei tante, tantissime cose, ad esempio com’era l’Italia quando aveva la mia età. Le chiederei come era mio padre da bambino e da ragazzo; com’erano i miei genitori il giorno del loro matrimonio e cosa ha provato quando mi ha vista per la prima volta.
Quella casa per me non è un granchè, non ha molto valore né da un punto di vista affettivo, né da un punto di vista economico. Quella casa mi ricorda, però, che il tempo passa, e le persone vanno via. E che troppo spesso non apprezziamo abbastanza i momenti trascorsi insieme a loro, finchè non le perdiamo.
Ero solo una bambina di 8 anni quando ho perso le mie nonne. Voglio essere clemente e comprensiva verso la me di allora, ma mi sento di dire una cosa a chi, invece, i nonni ancora li ha con sé: abbracciateli forte. Stringeteli a voi e fate tesoro di ogni singolo istante con loro, perché un giorno, tra 22 anni magari, anche voi troverete su Idealista un annuncio di vendita per la casetta dei nonni e penserete a quanto vorreste ancora sentire la loro voce.
Spero che la casetta di Bojano venga venduta presto, che possa trovare un'altra vita e magari, un giorno non troppo lontano, possa diventare un luogo dove qualcun altro crei nuovi ricordi.