Lo Zampino
Lo Zampino

Call It Mobbing

Mobbing

La prima volta che l’ho incontrato non ero pienamente consapevole che fosse lui.
Non l'avevo riconosciuto.

Ma come si può riconoscere una cosa di cui non si sa l’esistenza?
Fu la mia psicologa a dirmi di lui, ad etichettarlo e a spiegarmi cosa, in realtà, fosse.

No, non sto parlando dell’uomo della mia vita.
Nemmeno del mio gatto, perché sarebbe la stessa cosa.

Sto parlando di quel fenomeno che Wikipedia definisce così:

In psicologia è una forma di abuso esercitato da una persona o da un gruppo di persone nei confronti di uno o più soggetti.
Sebbene il termine venga utilizzato soprattutto per riferirsi a situazioni nel mondo del lavoro, il termine indica comportamenti violenti anche di altri gruppi (sociali, familiari o animali).
Nell'ambito lavorativo simili attività possono anche essere messe in atto da persone che abbiano una certa autorità sulle altre, in tal caso si parla di bossing.”


Avete capito?
Sto parlando del Mobbing.


Non si trattava, in quella occasione, solo di un ambiente di lavoro ostile.
Era qualcosa di più.
Era cattiveria gratuita.
Erano battutine e sorrisetti scambiati tra persone che, di base, non avevano più titoli o esperienze di me.
Erano i colleghi che, pur di non uscire dalle grazie di un vecchio capo arrogante e borioso, acconsentivano ad emarginarmi, a non parlarmi se non di nascosto.
Era demansionalizzazione e isolamento sul luogo di lavoro.
Non mi sono mai spiegata perché fossi stata presa di mira in quell’occasione.
Sta di fatto che il periodo, seppur breve, che vissi in quell’ambiente, fu terrificante, così come devastanti furono le conseguenze che l’episodio ebbe sulla mia già debolissima autostima.


Ma se è vero che “ciò che non uccide fortifica” – sono forse di vibranio, adesso? –, il risvolto positivo dell’esperienza è che, poco prima della fine, affrontai il capo chiedendogli quale fosse il problema, se non lavorassi bene.


La risposta, banale e a tratti ridicola, fu che ero arrivata tardi all’aperitivo del pomeriggio precedente, pertanto potevo essere tacciata come persona maleducata.
Lì capii di quanta pochezza possono armarsi alcune persone annoiate.


Da quel momento in poi, e a seguito di altre esperienze successive, mi ripromisi di non avere più amici sul posto di lavoro e di non fidarmi mai pienamente dei capi perché se la locuzione latina mors tua vita mea è passata alla storia, doveva pur avere un fondamento serio, no?


So quale può essere la vostra obiezione: “EEEH COME SEI ESAGERATA!”


Certamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, purtroppo però, riscontro tale tipo di atteggiamento, anche se più lieve, molto molto spesso.


A seguito di quel primo episodio di mobbing mi sono informata e ho scoperto che in Italia non esiste una legge specifica in merito, ma il fenomeno viene contrastato con alcune norme del Codice Civile (art. 2087) e alcune disposizioni su responsabilità civile (artt. 2043, 2049 c.c.), sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08), Statuto dei lavoratori (L. 300/70) e Codice delle Pari Opportunità (D.Lgs. 198/2006).


Ebbene, la domanda però, sorge spontanea: che senso ha?
Perché un lavoratore dovrebbe essere:

- trattato male;
- demansionalizzato;
- emarginato;
- isolato;
- vessato;
- preso di mira da colleghi e/o capi;
in sintesi mobbizzato?


Qual è lo scopo?

Se un lavoratore non assolve ai propri compiti stabiliti da contratto può essere licenziato.
Perché trattarlo male?
Se invece si tratta di una persona competente, qual è lo scopo del prenderla di mira?
Chi ne giova?
Sentiamo da anni parlare di team building, collaborazione, cooperazione, gestione di conflitti e stress e poi?
Non pensate che si possa lavorare meglio con un clima sereno, organizzato, puntuale e che rispetti l’individualità?
Io sì.
E quindi la soluzione qual è?
In Quo vado?, Checco Zalone, in una telefonata al collega della sede centrale dice così: “Ahio Fanelli! Mi hanno organizzato questo trattamento che pure se c’è una cosa da fare semplice, pure una fotocopia, dicono te non sei capace la deve fare il tuo collega”.
E Fanelli gli risponde: “Il mobbing!”
Checco: “Il mobbing! Come mi rilassa!


Vi auguro di non dover mai sperimentare cosa significa subire mobbing; di contro, se vi dovesse capitare spero riusciate a riconoscerlo, gestirlo e superarlo.


Chi vi fa sentire sbagliato o incompetente molto spesso ha dei problemi con se stesso e con la percezione delle proprie capacità.


Buon lavoro!


A meno che non siate Checco ;)